Adozione: e Misha disse ancora..

Misha e papàAdozione: quattro anni son trascorsi da quella notte, la notte prima di incontrare mio figlio, quattro estati hai già passato con noi caro Misha, occhi da cherubino, fisico da Bruce Lee, sorriso da monello e nibelungo crine color del grano.  Misha Misha così tanto, così poco è passato, tutte le volte che vedo un bimbo coccolato dalla mamma mi chiedo chi all’epoca lo fece per noi e soprattutto se qualcuno lo fece mai, almeno qualche volta.

Misha, Misha sapessi come è strano essere russo da parte di figlio,  essere riconoscente a quell’impero che ti partorì e insieme addolorato per tutto quello che non seppe darti, per tutto quello che ti tolse,  ma ti mise in salvo, novello Mosè, affidandoti a un’arca galeggiante, non era il Nilo era il Volga, non era una culla di paglia ma una rete di persone, leggi, associazioni che ti portarono a noi, e soprattutto non era la figlia del faraone che ti raccolse, ma una coppia più ricca di cuore che di soldi e perizia.

Ancora non ti conoscevo e già mi immaginavo tu da grande che ti facevi domande del tipo “ ma non potevano essere due di Parigi, Madrid, Los Angeles, Berlino,  no di Novara mi son toccati “ Eppure fu così non da Londra, non da Washington venne la tua famiglia adottiva, ma da una cittadina minuta, ordinata, modesta come la casa di una maestrina di campagna.

Eppure quando ti incontrai la prima volta sentii che ci stavamo aspettando, che in qualche parte nel cosmo era scritto che ci incontrassimo e che divenissimo una famiglia, la stessa sensazione che provai per tua madre qualche anno prima. Facile mitopoietica degli affetti? Non so, però è una sensazione profonda e radicata come il ricordo della prima volta che ti vidi. E tu mio caro Misha cosa dicesti quel primo giorno quando ci presentarono a te? niente, solo dopo qualche invito chiedesti all’interprete “ ma che lingua parlano questi?”

E tu partisti fidandoti del sorriso di due sconosciuti, del tuo cuore grande, del tuo desiderio di casa, rinunciasti a tutto quello che avevi, a quel poco che la vita ti aveva lasciato, la lingua, i tuoi giochi da cortile, i tuoi cartoni animati, ti giocasti tutto mettendo le tue manine nelle nostre, contenendo la paura dell’ignoto come potevi, come sapevi.  E io ti chiesi “Misha andiamo in Italia sei contento?” e tu dicesti “sunka”( borsa) e prendesti una borsa della spesa ci mettesti dentro una macchinina, una bottiglia d’acqua e uno spazzolino da denti, te la mettesti sulle spalle e infine dicesti “idiom!”  (andiamo!)

Adozione: noi abbiamo adottato te ma tu adottasti noi

Misha Misha sapessi che responsabilità essere padre di un bimbo che ha affrontato sfide che io non ho mai incontrato, sapessi che importanza hai dato alla mia vita e a quella della tua mamma, sapessi quante volte il tuo sorriso mi ha rassicurato, il tuo sguardo mi ha rasserenato. E’ vero tu ci presentasti il conto di tutti i debiti che la vita aveva contratto con te e noi, forti solo delle nostre anime, ci lanciammo nella costruzione della tua nuova casa, della tua nuova famiglia, non fu facile ma neanche difficile, fu la difficoltà della fatica, della pazienza, del mettersi  a tema,  dell’edificare le certezze giorno per giorno senza prenderle a prestito da altri

E tu dicesti: “aMisha gioca nella Piazza dei Miracolih l’Italia il più bel paese del mondo”

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