Porco Rosso: l’Italia che vola

Per me è il migliore, non c’è partita, l’incanto per gli arerei degli anni 30, per il Mediterraneo, per una Dalmazia e una Milano fantasy. No, non c’è partita, glporco rossoi altri film di Myazaki saranno anche più belli, ma Porco Rosso è il mio, il supermio. Sicuramente il film più aviatorio e italico del grande regista giapponese: protagonista un immaginario asso dell’aviazione italiana della prima guerra mondiale Marco Pagot.

Il nome è un chiaro omaggio al figlio (Marco Pagot appunto ) di uno dei maestri dell’animazione italiana. L’artista giapponese aveva lavorato insieme ai due fratelli  Gina e Marco Pagot alla creazione di una serie di cartoni animati: “il fiuto di sherlock Holmes”

Porci con le ali

Perché Porco Rosso? Bella domanda! beh possiamo dire senza indugio per il fatto che  il volto di Marco è stato trasformato in un grugno suino da un sortilegio, ma quale sortilegio? E  perchè? Qui entrano in gioco diversi temi cari  a Myazaki: la metamorfosi, la maschera/volto, il porco (nel senso del maiale). E’ perché Marco si sente terribilmente in colpa per essere l’unico sopravvissuto della sua squadriglia? Sono gli altri che lo vedono così perché implicitamente lo condannano per non avere condiviso l’eroica fine dei suoi compagni d’arme o perché è antifascista? E’ la collettività che lo vede così perché Marco Pagot, autocondannandosi per essere sopravvissuto, vive ai margini della società? “ Meglio essere maiali che fascisti” dirà a un certo punto del film.

Nella “Città incantata” i genitori di Chihiro vengono trasformati in maiali perché ignoranti e irrispettosi del contesto, il senza volto è il demone che non ha amici, non ha relazioni. Sono le relazioni con il mondo che definiscono come appariamo agli altri, il volto, l’identità e infatti le uniche persone  che a tratti vedono la faccia umana dell’asso italiano sono le sue amiche/fidanzate.

In realtà, ha ragione Luigi Gavazzi a definire Porco Rosso un personaggio volutamente opaco, nel senso che si sono appositamente occultati elementi strategici della personalità (il perché del sortilegio, chi o che cosa ha creato la metamorfosi etc.) per rendere più profondo il personaggio. In fondo è come nella vita reale:  quando incontriamo le persone non sappiamo tutto di loro.

Porco Rosso sul suo aereo

Rosso di sera bel volo si spera

Vabbè questo per il porco, ma il rosso? È il colore dell’areo di Marco, un bellissimo idrovolante le cui linee citano i SIAI 12 e 13, ma è sostanzialmente inventato.

Il maestro giapponese coglie però tutto il fascino di quegli albori aviatori dove il legno e la tela la facevano da padroni e gli aerei lucenti, completamente in alluminio, erano ancora tutti a venire. Da segnalare che anche il nome dello studio “Ghibli”  cita un famoso aereo italiano il Caproni CA  309 Ghibli

SIAI 13 storico
SIAI 13
Siai 12
SIA 12

 

 

 

Linee lavorate a mano, con accuratezza artigianale, fra tecnologia e alta sartoria, fra industria e laboratorio, così nascevano gli intrepidi aerei delle prime trasvolate e, a proposito delle prime trasvolate, Ferrarin il grande amico  di Porco Rosso è una citazione di Arturo Ferrarin che con Guido Masiero fu l’eroe della trasvolata “Roma-Tokyo”.

Furono eroi veramente: fra tutti i partecipanti della trasvolata loro erano i più giovani e con gli aerei meno prestanti, il velivolo di Ferrarin aveva la cloche che per uno svergolamento della testata del motore tendeva a girare a  sinistra e dovette legarla con un elastico alla fiancata destra per compensarne l’errore.

Ferrarin secondo Miyazaki
Ferrarin amico di Porco Rosso
Arturo Ferrarin storico
Arturo Ferrarin l’eroe della trasvolata Roma -Tokyo

Essendo reduci, poveri di lira ( siamo nel 1920) Arturo Ferrarin e Guido Masiero per recuperare una carta geografica che potesse condurli in Giappone,  dovetterlo rub…prenderla in prestito ad un vicino ufficio romano.  Quando Ferrarin arrivò a Tokyo, battendo i concorrenti più blasonati, fu trattato con tutti gli onori e il suo aereo (Ansaldo SVA 5) conservato con sacrale cura nel museo cittadino. Masiero non venne ufficialmente considerato vincitore perché ad Hanoi sfasciò l’areo e dovette effettuare una tappa  in treno, quindi non completò tutto il tragitto volando. Al termine del secondo conflitto gli americani vollero portarsi in trionfo negli USA il biplano di Ferrarin ma se lo persero durante il viaggio.

 

Milano secondo Porco Rosso

E l’Italia poi brilla nella Milano dove Porco Rosso cerca rifugio per ricostruire il proprio aereo danneggiato in un duello aereo. Una città manifatturiera, capitale dell’impresa familiare, con anche le nonne e le nipoti al lavoro, una Milano completamente inventata urbanisticamente, con un Naviglio grande come la Senna,  ma colta nel suo spirito di “città del fare“. E’ come se con una architettura di assoluta fantasia Myazaki volesse  evidenziare un tratto reale nella città, quello di una modernità ordinata e industriale. Ma da Milano Marco Pagot scapperà inseguito dai fascisti e aiutato appunto da Ferrarin,  portandosi  con sé un peLa Dalmazia di Porco Rossozzo della città ambrosiana: la vitale e imprenditiva Fio, una fanciulla tutta volo e impresa.

 

Mediterraneo da volare

porco rosso dalmaziaE c’è un’Italia adriatica, un‘Italia particolare, di confine, incantata, multietnica, una Dalmazia inventata nelle architetture, ma reale nella magia del mare, nella luce della natura, secondo alcuni si tratta dell’Istria, ma visto le costellazioni di tante piccole isole mi sembra più probabile la costa dalmata, una regione ancora più ai confini dell’allora regno d’Italia, contraddistinta da un’italianità ancora più adriatica, mitteleuropea e balcanica. Ma l’indizio decisivo è la cartina che Porco Rosso tiene in mano nelle scene iniziali , quando lo chiamano per liberare le bambine ostaggio dei pirati, nel riquadro in alto a destra si vedono chiaramente le lettere “La Dalma..” Da notare che pur essendo ambientato nella Dalmazia italiana, le denominazione delle isole nella cartina sono indicate in croato, ma messe a caso senza nessun riferimento geografico reale ( un pò come mettere Modena e Vercelli in Lombardia). In effetti la Dalmazia è vissuta qui un po’ come il Marocco nel film “Casablanca”, un porto franco, un via vai di avventurieri  come il cacciatore di taglie Porco Rosso , come i pirati “Mammaiuto” altra italica citazione aviatoria: il “mammaiuto” era il nomignolo di un idrovolante italiano   incaricato, durante il secondo conflitto, di recuperare i piloti abbattuti o i marinai naufragati.

CANT_Z.501
CANT-Z.501

Ed è un Mediterraneo lontano dalle grandi capitali in cui appunto i reietti, i romantici, gli avventurieri, gli sconfitti, creano un loro cosmo che ha come cuore l’Hotel Adriano; qui, a differenza di Casablanca, non c’è Sam che suona al pianoforte, ma c’è Gina una cantante molto legata a Marco. Del rapporto fra lui e lei poco è dato di sapere se non che è profondo, tenero, sofferto, nascosto. La canzone cantata da Gina durante la sua esibizione è “Le temps des cerises”, una canzone francese dedicata alla morte di una donna durante la cosiddetta settimana di sangue negli ultimi giorni della comune di Parigi, anche qui troviamo un simbolo di un’utopia finita di un inno di sopravvissuti, a un’esperienza diversa e sanguinosa.

Secondo me però siamo distanti dal Mediterraneo di Salvatores, la situazione è più aperta: qui i protagonisti crescono, evolvono. Non è solo un asilo per gli sconosciuti, un posto dove nascondersi, è più un porto, anzi un aeroporto da cui ripartire.

E la trama di Porco Rosso ? Di cosa si parla, cosa succede? Beh, chi lo ha già visto lo sa, per gli altri la cosa migliore è vederlo.